Depressione: il male oscuro

La depressione spesso si definisce come “il male oscuro” perchè non permette di vedere, non permette di sentire. Proprio come in una stanza buia, dove regna l’oscurità, la vista è limitata, a malapena si intravedono i pericoli e tutto appare spento, vuoto e pericoloso. Non vedere genera paura, angoscia, abbatte il nostro senso di efficacia e di fiducia in noi, nel futuro e negli altri.depressione

Proprio questa triade è la base della teoria sulla depressione elaborata e proposta da Aaron T. Beck nelle sue ricerche pioneristiche per la comprensione e trattamento della depressione. Negli anni sessanta Beck dimostrò che la depressione è caratterizzata da schemi di pensiero che mantengono lo stato d’animo in tale condizione. Egli notò che quando siamo depressi formuliamo pensieri negativi su noi stessi (eccessiva autocritica), sul mondo (negatività diffusa) e sul nostro futuro (sfiducia).

Quasi tutti coloro che soffrono di depressione hanno pensieri fortemente autocritici. Tali pensieri sono dannosi, poiché contribuiscono alla scarsa autostima, alla scarsa sicurezza di sé e ai problemi nei rapporti con gli altri, e possono anche ostacolare la nostra volontà nel compiere qualche azione finalizzata a farci sentire meglio.

Il pensiero negativo sul mondo invece è uno stile di pensiero per il quale noi notiamo e ricordiamo in maniera più vivida gli aspetti negativi dell’esperienza rispetto a quelli positivi o semplicemente neutri. Per esempio, quando siamo depressi tendiamo a notare e a ricordare quegli articoli di giornale che riportano disastri, mentre non ricordiamo gli articoli che parlano di eventi positivi.

Ancora, quando si è depressi è molto difficile pensare al domani. La sofferenza è cosi alta che il domani risulta minaccioso, difficile. Il giorno rappresenta già una sfida esistenziale; non riusciamo a proiettarci nel futuro che non vediamo perchè troppo doloroso. Non vedere domani però significa anche non avere una progettualità, un sano progetto di vita.

Nella depressione sono evidenti 5 distorsioni cognitive:

  1. pensiero dicotomico “tutto o nulla”: se non siamo perfetti, ci sentiamo dei falliti completi; se non abbiamo la situazione sotto controllo crediamo di non poter fare assolutamente nulla; valutiamo le nostre relazioni come “del tutto positive” o “del tutto negative”.
  2. Ipergeneralizzazione: assumiamo erroneamente che le caratteristiche specifiche di una determinata situazione siano regole valide anche per altre situazioni.
  3. Focalizzarsi sugli aspetti negativi: quando ci concentriamo solo sugli aspetti negativi di una situazione e ignoriamo quelli positivi, così che alla fine la situazione ci appare più negativa di quanto sia in realtà.
  4. Saltare alle conclusioni: quando arriviamo a conclusioni in maniera affrettata, senza aver raccolto prove sufficienti, sebbene sia possibile giungere anche a conclusioni diverse.
  5. Catastrofizzazione: quando pensiamo nei termini di “e se” succedono brutte cose…..in genere comporta il fatto che ci pensiamo a lungo, soffermandoci sui particolari.

Soffrire di depressione è una sofferenza che sembra non avere mai fine. Il momento peggiore la mattina, il risveglio: vedere la giornata davanti a se come un viaggio difficilissimo e interminabile. Trovare un minimo di ristoro solo alla sera, a giornata terminata quando c’è spazio solo per il desiderato riposo.

Non sottovalutiamo la depressione: è una sofferenza invalidante per chi la sperimenta e per tutto il nucleo famigliare di appartenenza che vive emozioni di impotenza e di inadeguatezza.

Chiediamo aiuto a dei professionisti senza vergogna, senza timori. Stare male non è una lettera scarlata che ci “segna” agli occhi della società. Stare male è possibile ma chiedere aiuto è un nostro dovere.