| I Falò sulle colline di Cesare Pavese |
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Mercoledì 4 - Venerdì 13 agosto 2010 Il Comune di Santo Stefano Belbo e la Fondazione Cesare Pavese, nell’ambito del Pavese Festival, celebrano il 4 agosto di ogni anno la tradizione dei falò sulle colline, con una serata interamente dedicata alla rievocazione di quest’antica tradizione contadina e alle tematiche più rappresentative della Luna e i falò. Il 4 agosto 2010, nel decennale del Pavese Festival e a sessant’anni dalla scomparsa dello scrittore, tutte le Colline di Cesare Pavese saranno idealmente unite dal fuoco dei falò in un progetto sviluppato dal Comune di Santo Stefano Belbo, dalla Fondazione Cesare Pavese in collaborazione con il Parco Culturale Piemonte Paesaggio Umano e la Regione Piemonte, cui partecipa il Comune di Canelli, tutti comuni della Comunità delle Colline tra Langa e Monferrato (Calosso, Canelli, Castagnole Lanze, Coazzolo, Costigliole d’Asti, Mosca, Montegrosso e San Marzano Oliveto) ed inoltre i Comuni di Cassinasco, Castelnuovo Calcea, Cossano Belbo, Loazzolo, Nizza Monferrato e Rocchetta Palafea. Il 4 agosto 2010, infatti, quando il Comune di Santo Stefano accenderà i suoi falò, tutti questi comuni accenderanno decine e decine di falò nei punti più panoramici per solennizzare l’inizio della manifestazione “I falò sulle colline di Cesare Pavese”. La manifestazione continuerà fino al 13 Agosto con numerose iniziative: concerti, letture pavesiane, recite, balli, feste, camminate notturne, degustazioni di vini e prodotti del territorio. Il tutto sarà unito dal fuoco della tradizione e dalla “Luna e i falò” il romanzo più famoso di Cesare Pavese che verrà letto a tappe nel corso delle diverse serate. La scelta di accendere i “falò” non è causale o legata ad una semplice manifestazione folkloristica, ma ha un significato più profondo e legato alla cultura contadina. Cesare Pavese ne “La Luna e i Falò” identifica una situazione contadina in cui la superstizione si presenta come un modo di conoscere le cose, da cui discende un modo di credere al reale. Sia per il suo valore esistenziale, sia per le sue aporie e contraddizioni, sia per il suo narrare dei riti di sangue, è possibile rintracciare nel romanzo elementi “comuni” con la più antica tradizione letteraria. Per molti “La Luna e i falò” è il vero testamento spirituale di Pavese, più ancora del suo diario (“Il mestiere di vivere”). In questo romanzo Pavese vive nella sua fantasia il ritorno al proprio paese, Santo Stefano Belbo, già dal titolo Pavese richiama il mito della terra, anche in senso antropologico, da studioso di etnologia, verso le credenze popolari contadine delle Langhe. |
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