La Felicità tra desiderio, ricerca e tristezza.

La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente del vederti felice!”

A. Merini

Felicità_

Che cos’è la felicità? È “qualcosa che si sente,si percepisce quando si è felici, è una sensazione, una emozione”. È vissuta come un bene supremo. C’è chi la vive come un dovere, un dovere di bellezza, di salute, di ricchezza, di potere o di piacere. Quando si è felici ci si dimentica del tempo, basti pensare agli innamorati: quando sono insieme il tempo sembra non finire mai, e la felicità diviene quell’attimo che apre una porta sull’eterno, mentre ben sappiamo che quando si è alla presenza di una persona noiosa, il tempo sembra non passare mai, cinque minuti vengono vissuti come fossero ore.

Certamente ogni uomo cerca la felicità, quella felicità che può colmare il cuore e placare la sete di pienezza, di serenità, di voglia di stare bene e sorridere. Tutti vogliamo la felicità, anche se non sappiamo bene cosa sia e la felicità è diversa per ognuno di noi; la mia non può essere la tua, perchè è un dono, un cammino, è qualcosa di personalissimo che trova le sue radici nell’identità del soggetto che la brama e ciascuno di noi porta la sua traccia, il suo percorso, la propria storia che è originale e differente da quella di chiunque altro.

Sant’Agostino dice :“Noi tutti bramiamo vivere felici”.

San Tommaso D’Aquino: “L’uomo non può non volere essere felice!”.

Epicuro: “Quando abbiamo la felicità abbiamo tutto, quando non c’è facciamo di tutto per averla”.

La felicità si sente, è uno stato dell’essere.

Aristotele: “La felicità è cercata per se stessa, è il bene supremo. E’ il fine di tutte le azioni che compiamo”.

Pascal: “La felicità è il movente di tutte le azioni degli uomini”.

La domanda continua, però, a rimanere aperta: Che cos’è la felicità? E come fare per raggiungerla?

Per intraprendere il cammino della felicità dobbiamo fare un passo indietro e chiederci qual è l’elemento comune a ogni mia personale esperienza di felicità. Se ci poniamo questa domanda certamente ci accorgiamo che ogni nostra felicità ha avuto a che fare con gli altri. La felicità, infatti, ha una dimensione sociale, relazionale.

La felicità è vera se condivisa, non può essere goduta in modo narcisistico; chiede un tu che la riconosca. Parlare della felicità della vita significa parlare della vita stessa: sono contento di quello che vivo? Sono contento di come vivo?

Parlare di felicità significa parlare del Senso che vogliamo dare alla nostra esistenza.

La felicità quindi, intesa in questo quadro, assume un significato altro, che spinge al di la della semplice emozione momentanea. È parlare di una vita dotata di senso, pregna dell’esistenza della persona stessa.

Quindi, in questo modo, una persona può essere felice anche quando sta attraversando momenti di dolore, di sconforto, di patimento. Perchè se la felicità è autentica, da senso alla nostra vita e ci da la forza di abbracciare e tenere insieme sia i momenti di gioia che di dolore, sia momenti di leggerezza che di pesantezza, sia i sorrisi che le lacrime.

E ciò che tiene insieme gioia e dolore, nella felicità, è il SENSO, l’orientamento del nostro andare, il nord della nostra vita, la direzione che assume ogni nostro agire.

Molto spesso ci troviamo in situazioni che ci congelano, ci paralizzano, perchè rimaniamo legati a quella che è la felicità dell’altro, così si generano due infelicità. Il senso del nostro andare, il significato che vogliamo dare alla nostra vita, si completa e diventa felicità quando incontra un altro che la Riconosce e, riconoscendola, la Condivide. Ognuno di noi è unico, irripetibile, originale. Ognuno di noi ha una identità fatta di desideri, sogni, aspettative. Non è nostro compito giudicarle. È nostro dovere rispettare la diversità. Ma se cerchiamo la felicità, allora dobbiamo rispettare il senso che vogliamo dare alla nostra vita e portare avanti questo progetto anche laddove ciò ci costringe ad una scelta. Ma scegliere, agire, fare è vita e, quindi, felicità.