L’uomo narciso come le sirene di Ulisse

L’inizio è dolce, assurdo, felice. L’intreccio, pieno di buona volontà, forte e carico di tensione. La fine una lacerazione” Nuria Barrios, Letter from Home

Nel canto XII dell’Odissea, Ulisse ordina ai suoi compagni di viaggio di tapparsi le orecchie con la cera e di legarlo all’albero maestro della nave, in modo da resistere al richiamo magico, affascinante, coinvolgente del canto delle sirene. 1937-Magritte-Le-Principe-du-plaisir-73x54-cmArrivato nell’isola, sentendo la voce delle sirene, Ulisse comincia a dimenarsi furiosamente e a gridare, supplicando i compagni di liberarlo, ma questi avendo la cera nelle orecchie non riescono a sentirlo. Spentosi lentamente il canto, egli torna in sé e, vedendo, insieme ai compagni, i resti delle ossa dei marinari che non avevano resistito all’incantesimo sulle coste dell’isola, si rende conto del terribile pericolo scampato.

Non c’è racconto più azzeccato per descrive l’amore di molte donne verso i loro compagni, uomini narcisi. L’uomo narciso:carismatico, eloquente, un encatador, proprio “il principe azzurro”. Si mostra brillante, ama salire in cattedra e venire ascoltato, esibendosi nel suo “canto”. Molto sicuro di sé, è divertente, spesso trasgressivo, mai banale. Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione, di continue conferme, di sentirsi il centro del mondo, di essere eccezionale, sempre.

Con i narcisi non ci si annoia mai: persone molto intelligenti ed intriganti, costituiscono grandi sfide relazionali, funzionano nei momenti di crisi, muoiono se si annoiano e patiscono la mancanza di stimoli o se non vengono gratificati.

Sono individui con una personalità molto complessa e poco integrata: su un piano razionale e cognitivo si sentono e si dimostrano in controllo: stabili, vitali, maturi nella gestione della professione (che li vede uomini di successo). Possono al contrario, apparire immaturi ed estremamente vulnerabili sul piano relazionale ed affettivo. Ad una conoscenza più approfondita, nella sfera delle relazioni, i narcisi fanno emergere la loro debolezza attraverso la depressione, il cattivo umore, i silenzi, la mancanza di energia oppure attraverso una costante richiesta di conferme e adesione. Molto esplicita è la loro incapacità di vivere una vita facile e leggera, quasi fosse un demerito e una superficialità vergognosa. Potenzialmente quindi, come le sirene di Ulisse, si presentano perfetti, affascinati, coinvolgenti, ammaglianti. Questo il modo in cui amano presentarsi e descriversi. Ma come le sirene si rivelano pericolose così l’uomo narciso esprime tutta la sua tormentata esistenza che riversa come colpa alla sua compagna o a chi gli sta vicino. L’uomo narciso distrugge i rapporti, “annulla” la sua compagna, la rende debole, confusa, fino al colpo finale che lo vede chiudere, scappare dalla relazione lasciando una compagna stremata, annientata.

Chi sta a fianco dell’uomo narciso viene spesso considerato capro espiatorio delle loro turbolenze esistenziali: le compagne dei narcisi vengono quasi colpevolizzate e punite per i loro problemi, il “mal di vivere” che questi uomini sentono di avere e che, anziché attribuire a sé, ascrivono più facilmente agli altri.

È come se questi uomini vivessero inconsapevolmente su due registri: la potenzialità di una vita fantastica, eccezionale, piena di cose belle appena dietro l’angolo e una realtà limitata dall’impossibilità, o da una compagna che vivono come limite, freno, o comunque una esistenza che sentono piena di angosce irrazionali, insicurezze cosmiche, sensi di colpa.

Le donne degli uomini narcisi vengono “catturate, stregate” dal “canto” dei narcisi. Un canto fatto di un domani grandioso, magico, avventuroso, avvincente. L’uomo narciso ha bisogno di una compagna che ascolti il suo canto e lo assecondi nella sua grandezza. Ma questa grandezza dura poco. Quando l’uomo narciso ha ammagliato e fatta sua la “preda” comincia ad annoiarsi, non si sente più stimolato ed entra nella fase distruttiva, depressiva. Sente la compagna come un limite, un peso, un freno alla sua grandiosità e comincia a “divorare” la sua compagna che diventa ogni giorno sempre più debole, fragile, confusa, smarrita e poi cade. Cade come i marinai che hanno ascoltato il canto delle sirene.

Come difendersi, proteggersi ma anche salvarsi o salvare una relazione con l’uomo-sirena?

Seguitemi, alla prossima settimana.