Psicologia “Naif”

Ognuno di noi possiede una sua teoria psicologica naif: una spiegazione di come funzionano gli essere umani, di come si originano le sofferenze psichiche e di conseguenza di che cosa occorra per stare meglio.  Tale teoria può più o meno essere consapevole ed esplicitata, ma è comunque sempre presente e, in particolare, genera attese operanti quando una persona decide di iniziare un percorso psicoterapico. Ad ogni teoria psicologica corrisponde una teoria della cura, che guiderà le attese del paziente nei primi incontri con il terapeuta.

Di seguito riporto alcune teorie di questo tipo molto diffuse e le teorie della cura ad esse legate.

Prima teoria naif: “la sfortuna”:Il paziente interpreta la sofferenza psicologica come effetto di eventi esterni sui quali il soggetto ha poca o nessuna influenza e che deve subire passivamente. La corrispondente teoria della cura prevede la necessità di un cambiamento delle situazioni esterne per potere stare meglio; per attenuare le sofferenze del nostro protagonista sfortunato bisogna che altri (marito, capufficio, amici, vicini etc..) cambino i loro comportamenti.

Seconda teoria naif: “l’ignoranza”: prevede che il soggetto soffra perchè compie degli errori non sapendo come comportarsi in determinate situazioni. Dal terapeuta si aspetta perciò un atteggiamento pedagogico, educativo e consigli concreti. Si aspetta quindi un terapeuta estremamente saggio, che sappia sempre quale sia il da farsi e che sia esente da ogni tipo di sofferenza emotiva dato che possiede il Sapere.

Terza teoria naif: “traumatica”: “oggi sto male perché in passato ho avuto tanti traumi.” Per certi versi assomiglia alla prima teoria naif con la differenza che ciò che dovrebbe cambiare per stare bene non solo è esterno a sé ma anche lontano nel tempo: la colpa è di madri, padri più che di persone presenti. Le teorie della cura abbinate a questa teoria sono duplici: quella del “risarcimento” e quella del “ricordo catartico”. La prima intende la necessità di trovare un amore grande che possa colmate il vuoto, mancanza d’amore passata. In questa ottica si immagina e ci si aspetta un terapeuta-genitore infinitamente buono. La seconda si rifà alla necessità di ricordare qualcosa che sembra perso per sempre che porta con sé la panacea della sofferenza. In questo secondo caso il terapeuta assomiglia molto ad uno James Bond.

Quarta teoria naif: “il carattere”: la teoria più difficile da mettere in discussione per il paziente, la convinzione di avere qualcosa di immutabile, che lo rende sensibile alla sofferenza mentre altri sarebbero tutelati proprio dal loro carattere diverso. Questa teoria cela un aspetto narcisistico: “io soffro perchè in fondo sono migliore degli altri:ho una maggiore sensibilità, attenzione, delicatezza, propensione a sentire il dolore cosmico”. Cambiare significherebbe perdere questa dote eccezionale. Non c’è quindi una richiesta di cambiamento, di cura, al terapeuta, ma un velato riconoscimento della loro particolarità.

Quinta teoria naif: “bipartizione della mente”: la persona di descrive dilaniato da un eterno conflitto tra mente e cuore. La ragione sa esattamente cosa fare ma le emozioni, il cuore, le passioni lo portano verso altre mete, altre azioni, altri comportamenti che sono causa di sofferenza. La cura quindi, far prevalere la ragione sulle passioni, sulle emozioni. Al terapeuta viene chiesto di far tacere le emozioni senza discutere le ragioni della ragione.

Queste alcune tra le teorie più diffuse. In alcuni possono coesistere più teorie che si originano dalla esperienza personale, vissuti di benessere e di malessere. Le teorie della mente che ci spiegano il nostro funzionamento e le ragioni del nostro malessere sono necessarie e utili per orientarci nel mondo e scegliere cosa fare o non fare, altrimenti saremo sempre in balia della indecisione o della necessaria necessità del parere altrui.

Ma se il malessere persiste e la nostra teoria naif non basta a recuperare benessere, affidiamoci ad un professionista e fidiamoci della loro teoria.