Che cos’è un attacco di panico?

Un attacco di panico è un’esperienza improvvisa di intensa paura, la percezione viva che qualcosa di terribile stia per accadere, accompagnato da alcuni tra i seguenti sintomi:

a. sensazioni di asfissia;

b. palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia;

c.dolore o fastidio al petto;

d.sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;

e.tremori fini o grandi scosse;

f.parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);

g.derealizzazione (sensazioni di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi);

h.dispea o sensazioni di soffocamento;

i.nausea o disturbi addominali;

l.sudorazione;

m.brividi o vampate di calore;

n.paura di morire, di impazzire o di perdere il controllo.

La sensazione di morire non è comune a tutti durante gli attacchi di panico. Alcuni hanno paura di diventare matti o di perdere il controllo. Temono di avere un esaurimento nervoso o che perderanno il contatto con la realtà e non torneranno mai più normali. Hanno paura di poter cadere, urlare, piangere, scappare, vomitare, svenire. Temono di perdere il controllo e saltare giù dall’alto o di buttarsi improvvisamente contro le altre auto mentre stanno guidando. Oppure temono di non essere in grado di lavorare.

Tutte questa paure sono irrealistiche.

Il tipo di paura che provate durante un attacco di panico dipende molto da quali sintomi avvertite e da quali vi impressionano di più. Alcuni rilevano le sensazioni di irrealtà ed hanno paura di impazzire, oppure si concentrano sulle sensazioni di instabilità e temono di svenire, o ancora concentrandosi sui sintomi addominali, hanno paura di vomitare; o se notano soprattutto i sintomi respiratori, possono aver paura di soffocare.

Gli attacchi di panico potrebbero anche essere chiamati “risposta di lotta o fuga” e “risposta di congelamento”. Per esempio, supponiamo che uno sconosciuto vi punti addosso una pistola. Nella frazione di un secondo necessaria a capire la situazione, il vostro corpo comincia a reagire. La natura ha predisposto il vostro corpo a rispondere a tali emergenze in diversi modi utili.

Avvertite una vampata di adrenalina che vi da la carica giusta. I vostri sensori improvvisamente si affinano. Siete in grado di vedere meglio, di sentire meglio. Cominciate a iperventilare. Il vostro corpo incamera più ossigeno e ne mette a disposizione di più per gli organi e i muscoli. Il vostro cuore batte con più forza e più rapidamente, portando ossigeno in tutto il corpo. Le funzioni del vostro corpo in questo momento inutili come la digestione si arrestano, conservando tutte le vostre energie per l’emergenza imminente.

Questa risposta di “lotta o fuga” potrebbe salvarvi la vita in una situazione del genere. Se doveste scappare, correreste più veloce del normale. Il vostro corpo darebbe il meglio di sé.

Supponiamo che decidiate di scappare. Mentre vi girate vedete un altro rapinatore dietro di voi, vi sta guardando dritto negli occhi ed ha in mano una pistola. Siete in trappola.

La natura ci ha preparato anche per questo, con un altro tipo di reazione: la risposta di congelamento. Il meccanismo è diametralmente opposto a quello della risposta di lotta o fuga. Tutto nel vostro corpo rallenta. Vi bloccate ( e probabilmente è la cosa migliore se vi puntano una pistola addosso) e potete anche sentire il corpo che si congela. La situazione vi appare irreale, come in un sogno. La pressione sanguigna precipita, provocando un leggero stato di instabilità, ma potrebbe essere utile in caso di ferita da arma da fuoco perchè perdereste meno sangue.

Durante un attacco di panico il vostro corpo vi predispone ad una risposta di attacco o fuga, o di congelamento.

Ci sono 3 leggi fondamentali per imparare a gestire l’ansia e dominare l’attacco di panico:

il panico non è pericoloso;
il panico finisce, sempre;
l’esposizione alla situazione temuta diminuisce l’ansia, l’evitamento la aumenta.
In ogni caso è bene contattare un professionista che vi aiuti a riconoscere questi passaggi e con strategie cognitivo comportamentali vi accompagni nel percorso di cura.

J. S. Klosko,W.C. Sanderson “Trattamento cognitivo-comportamentale della depressione” ed. McGraw Hill