Nutrizione

Residuo fisso: cosa c’è nell’acqua che beviamo

ll residuo fisso è l'unità di misura che consente di misurare la qualità di minerali disciolti in un litro di acqua

L’acqua è l’elemento principale del nostro organismo e, oltre all’idratazione, è importante in generale per tutte le funzioni vitali. Ma c’è un termine scritto nelle etichette di tutte le bottiglie in commercio di cui bisogna tener conto: il residuo fisso.

Scopriamo cos’è e perchè è così importante.

Che cos’è il residuo fisso?

Chiariamo subito un fatto: non esiste un’acqua migliore rispetto alle altre: la qualità dell’acqua va vista come il “servizio rispetto ai bisogni” di un individuo e quindi ogni consumatore può consumare un’acqua rispetto ad un’altra in base alle proprie esigenze.

Tra le acque presenti in commercio c’è un un dato che consente di identificare e misurare concretamente la qualità dell’acqua: il residuo fisso (Solidi Totali Disciolti o TDS).

Il residuo fisso acqua indica la parte solida presente al suo interno ed è misurate in milligrammi per litro (mg/l). Per misurare il residuo fisso viene fatto bollire un litro d’acqua alla temperatura di 180°C, quello che resta dopo che l’acqua è evaporata viene pesato ed esprime la quantità di sostanze disciolte nell’acqua.

Più basso è il residuo fisso e più bassa è la quantità di sostanze disciolte nell’acqua.

Per capire la qualità della vostra acqua potreste acquistare con una decina d’euro un buon misuratore di TDS.

In commercio si trovano quattro tipi di acqua, la differenza viene data in base al residuo fisso:

  • Acque poco mineralizzate, cioè con minori sali disciolti, hanno un residuo fisso che non supera i 50 mg/l.
  • Acqua oligominerale, che presenta un residuo fisso compreso tra gli 80 e 500 mg/l.
  • Acqua medio-minerale quella il cui residuo fisso varia tra 500 e 1.500 mg/litro.
  • Acqua ricca di sali, con residuo fisso superiore a 1.500 mg/litro (si consiglia di assumere questo tipo di acqua sotto controllo medico in quanto può avere proprietà terapeutiche particolari).

Il residuo fisso incide sulla salute?

L’importanza del residuo fisso nell’acqua è da anni sotto osservazione di studi, ipotesi e conclusioni spesso azzardate (soprattutto in ambito marketing e pubblicità).

I minerali disciolti, ammesso che vengano completamente assorbiti dall’organismo, potrebbero avere un impatto più o meno rilevante sulla salute.

Residuo fisso e salute dei reni

In molti ipotizzano che il residuo fisso delle acque “più dure” possa incidere negativamente nel dare origine a calcoli renali. Nella realtà non esiste alcun studio che sostiene questa ipotesi; al contrario bere molta acqua (ignorando la concentrazione di calcio, magnesio, sodio, potassio, fosforo in essa contenuti) svolge un ruolo protettivo contro la comparsa della calcolosi renale.

Si consiglia, per chi soffre di calcoli ai reni, di consumare un’acqua con bassissimo residuo fisso come quella oligominerale o minimamente mineralizzata per non introdurre più minerali del dovuto.

E’ sconsigliato bere troppo o troppo poco. Per maggiori informazioni si consiglia un consulto con il medico nefrologo.

Residuo fisso, ritenzione idrica e cellulite

Alcune aziende che commercializzano acque con un valore basso di sodio lasciano intendere che siano utili a prevenire la ritenzione idrica e/o di espellere più efficacemente le scorie presenti nell’organismo.

Queste sono affermazioni sostanzialmente errate: non è il sodio presente nell’acqua a fare la differenza nel bilancio nutrizionale giornaliero. Inoltre, non è dimostrato che un’utilizzo eccessivo di questo minerale possa aggravare la ritenzione idrica nelle persone sane.

Allo stesso modo, nessun tipo di acqua e nessun parametro di residuo fisso incidono sull’insorgenza e sul peggioramento della cellulite.

È tuttavia consigliato, sia per la ritenzione idrica che per la cellulite, bere il giusto quantitativo di acqua (circa 1 ml di acqua ogni kcal assunta con la dieta, per le persone sane e sedentarie).

Sottolineiamo che, soprattutto nell’alimentazione dello sportivo, l’acqua con un basso quantitativo di minerali non contribuisce a soddisfare il fabbisogno nutrizionale dei minerali che vengono eliminati con il sudore (soprattutto magnesio e potassio) durante lo sforzo fisico.

Altri dubbi sul residuo fisso

Con l’aiuto della Dott.ssa Silvia Parola, responsabile delle Analisi di Acqua Sant’Anna, ho cercato di chiarirmi alcuni punti essenziali sul tema del residuo fisso delle acque minerali e in generale sulle tipologie di acqua e su quali siano da considerare le migliori. Ecco che cosa ho capito.

Che cos’è l’acqua minerale?

Si parte da un assunto essenziale: l’acqua minerale non è solo acqua, intesa come H2O, ma è una soluzione in cui nell’elemento acqua sono disciolti altri componenti presenti in natura, come sali minerali e metalli.

La quantità e il tipo di componenti che ritroviamo nell’acqua dipendono dal percorso che l’acqua compie negli strati terrestri. La differenza tra le varie acque minerali è quindi dovuta alla differenza delle zone geologiche e dei “percorsi” naturali che portano l’acqua alla sorgente.

Per chiudere questo argomento, quindi, l’acqua minerale è composta dall’elemento “acqua” e dai sali minerali, metalli e altri componenti che nell’acqua vengono rilasciati nella falda acquifera.

Acqua minerale: qual’è quella giusta?

Chiarito che è normale, quindi, trovare più o meno elementi all’interno dell’acqua, quello che ho cercato di capire è se esiste un’acqua migliore delle altre. Ho capito che la risposta più corretta è: “dipende”.

Se stiamo usando l’acqua per ricostituire un latte in polvere per neonati, ad esempio, è importante che l’acqua sia più “neutra” possibile rispetto al latte da reidratare, perché il latte è già formulato secondo un preciso equilibrio di nutrienti, quindi l’acqua non deve aggiungerne altri (o deve aggiungerne solo il minimo possibile) pena il rischio di alterare la formulazione del latte.

Quindi questo è un chiaro caso in cui è consigliabile scegliere un’acqua minerale “leggera”, dove per leggera si intende con basso residuo fisso, basso contenuto di sodio, bassissimo contenuto di nitrati.

Alto residuo fisso significa acqua non buona?

L’associazione tra il concetto di basso residuo fisso e “acqua buona” non ha un contrario. Nel senso che esistono acque fortemente mineralizzate con residuo fisso molto alto e che sono molto indicate in specifiche situazioni patologiche o parapatologiche, addirittura a volte vengono prescritte dai medici.

Quindi se un medico può indicare a un paziente un’acqua specifica ricca di calcio e magnesio questo significa che per quella persona quell’acqua è un’acqua buona.

Ecco spiegato perché ci sono situazioni in cui le acque fortemente mineralizzate hanno una grande utilità.

Perché qualcuno preferisce le acque a basso residuo fisso?

Partendo dal concetto che l’acqua serve per idratare e non per nutrire, molte persone preferiscono l’acqua a basso residuo fisso e con un contenuto limitato o nullo di altre sostanze perché vogliono avere pieno controllo della propria nutrizione e micronutrizione.

Pensiamo ai bambini ai quali viene prescritta un’integrazione di fluoro. Se bevono un’acqua con alto contenuto di fluoro rischiano di assumerne troppo.

È per questo motivo che molte persone scelgono preferibilmente acque con basso residuo fisso. Chi ha fatto la scelta di occuparsi attivamente del proprio benessere, spesso sceglie di sapere quante e quali sostanze sta ingerendo: usa l’acqua per idratare le cellule e usa il cibo e gli integratori per nutrirle correttamente, in modo da avere sotto controllo il più possibile la qualità e la quantità di sostanze che introduce nell’organismo.

Prendiamo anche il caso degli sportivi che facciano uso di integratori alimentari in specifici dosaggi: se l’acqua ha basso residuo fisso non hanno il rischio di assumere più minerali di quelli inseriti nel loro profilo di integrazione.

Se bevono ogni giorno 400 milligrammi di magnesio e bevono un’acqua con basso residuo fisso (sotto i 50mg/l), sanno che nell’acqua che usano per ingerire il loro integratore non ci sarà un’ulteriore contenuto dello stesso minerale, cosa che renderebbe difficile effettuare conteggi e misurazioni.

L’acqua serve per idratare ma anche per espellere

Oltre che a idratare le cellule, il nostro corpo utilizza l’acqua per le attività di eliminazione delle scorie. Più è leggera l’acqua (residuo fisso basso, basso contenuto di sodio ecc.) più è facile per il nostro organismo utilizzarla per le sue attività di filtraggio ed espulsione.

Non tutto è sull’etichetta

Per conoscere il contenuto di minerali e metalli dell’acqua in bottiglia che vogliamo bere, come consumatori abbiamo il solo aiuto dell’etichetta. Bisogna tener conto di una cosa molto importante: oggi non tutto quello che è contenuto nell’acqua è obbligatoriamente scritto anche in etichetta.

Questo significa che le aziende possono scegliere che cosa scrivere in etichetta e che cosa omettere. Alcuni parametri sono ritenuti indispensabili, ma altri sono facoltativi. Per esempio: il fatto che non si trovi un’indicazione relativa a quanti nitrati sono presenti nella bottiglia che abbiamo acquistato, non significa che i nitrati non ci siano ma che l’azienda ha deciso di non pubblicare in etichetta il dato.

In ogni caso l’etichetta è sempre un prezioso alleato perché a parità di residuo fisso ci può far scoprire differenze tra acque apparentemente simili.

Alcune acque con lo stesso residuo fisso, ad esempio, possono avere contenuto di sodio anche sensibilmente diverso, quindi chi ha scelto di limitare l’assunzione di sodio dovrà anche tenerne conto nella scelta dell’acqua.

Quale acqua minerale scegliere?

Come si sarà capito, quindi, l’acqua si sceglie in base alle proprie esigenze. Chi non assume integratori alimentari e non è in grado di mangiare abbastanza frutta e verdura per sopperire alle necessità di minerali dell’organismo, probabilmente sceglierà un’acqua fortemente mineralizzata.

Ovviamente per il benessere quotidiano è necessario ricordarsi che mangiare frutta e verdura fresche e crude è sempre il metodo più efficace per assumere la giusta quantità di vitamine, minerali ed enzimi e l’acqua da sola non basta per questo, perché non è un alimento e soprattutto perché può certamente contenere una piccola quantità di minerali, ma non contiene né vitamine né enzimi.

E l’acqua del rubinetto?

Non sono poche le persone a pensare che l’acqua del rubinetto possa essere una valida alternativa a quella in bottiglia. Molti comuni italiani hanno un’ottima acqua, ma un sistema di distribuzione antiquato (a volte risalente alla prima metà del secolo scorso).

Un’acqua buona che si incanala in tubature inadeguate subisce una trasformazione che spesso la rende al di fuori dei parametri accettabili, per questo può essere utile utilizzare delle caraffe autofiltranti.

Chi invcece vuole avere la certezza che l’acqua che fuoriesce dal rubinetto di casa sia di buon livello può chiedere di effettuare l’analisi di un campione (ci sono diversi enti, sia pubblici sia privati, in grado di farlo).

Tra gli enti pubblici ci sono i dipartimenti di chimica di varie università (anche quella di Agraria) o dell’ARPA.

Nel dubbio, io scelgo la bottiglia

Se decidete che la spesa per l’analisi chimica e batteriologica della vostra acqua di casa è troppo alta (nella mia zona il costo dell’analisi dell’acqua del rubinetto è traducibile nell’acquisto di circa 300 bottiglie d’acqua), nel dubbio bevete un’acqua a basso residuo fisso in bottiglia.

E se avete paura che le bottiglie di plastica possano rilasciare sostanze all’interno dell’acqua, ogni volta che potete scegliete il vetro o la versione “Bio Bottle” dell’acqua Sant’Anna, che viene distribuita in una bottiglia costruita con materiale 100% vegetale, completamente biodegradabile nei sistemi di compostaggio industriali.

Evidenzio “sistemi di compostaggio industriali” perché ho ricevuto già la sfida da parte di qualche amico scettico che mi ha detto di aver messo la bottiglia in un vaso sul terrazzo per 3 mesi e la bottiglia è ancora intera: la bio bottle è resistente esattamente come la plastica tradizionale che viene usta per le solite bottiglie dell’acqua

Questo tipo di bottiglia, se viene smaltita correttamente nella frazione umida della raccolta differenziata, quando viene inserita nei sistemi di compostaggio industriali i batteri e le temperature che si sviluppano al loro interno sciolgono completamente la bio bottle, rendendola un sistema di trasporto e conservazione dell’acqua “ecologico”.

Residuo fisso: cosa c’è nell’acqua che beviamo ultima modifica: 2019-06-12T11:30:26+02:00 da Dr. Benessere
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